L’anemia sideropenica e gli stati di ferrocarenza nei pazienti di interesse chirurgico.
Circa il 40% dei pazienti candidati ad interventi chirurgici, risulta affetto da Anemia Sideropenica (AS) o da uno Stato di Ferrocarenza (SFC), entrambi statisticamente correlati ad un tasso di morbilità e mortalità significativamente più elevati rispetto al resto della popolazione sana.
Per questo motivo, l’ottimizzazione della crasi ematica, così come il ripristino dei corretti valori di emoglobina e delle riserve marziali dell’organismo, sono entrambi atti medici fondamentali per quei pazienti che sono candidati ad interventi di “chirurgia maggiore” a medio-elevato rischio di emorragia, considerata tale in caso di perdita ematica intra-operatoria superiore a circa 500 ml di sangue.
Tale tendenza è confortata dalla letteratura sull’argomento, che dimostra come la diagnosi ed il trattamento dell’AS e dello SFC, effettuato prima che il paziente venga sottoposto ad intervento chirurgico, costituiscano il “Golden Goal” da raggiungere per la minimizzazione della comparsa di complicanze emodinamiche nel periodo peri-operatorio, e per la riduzione del ricorso alla trasfusione ematica.
Ed è in tale ottica che si inserisce il PBM previsto nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), introdotti mediante DPCM del 29/12/2001 e rideterminati con DPCM 12/1/2017, consistenti nelle prestazioni e nei servizi che il Sistema Sanitario Nazionale è obbligato a fornire ai cittadini italiani in forma gratuita, oppure attraverso il pagamento di una quota di partecipazione alla spesa sanitaria denominata Ticket..
Nato, in origine, per la gestione degli stati di AS e SFC in pazienti di interesse chirurgico, l’uso attuale del PBM ha assunto una validità trasversale: la sua progressiva evoluzione e il suo continuo perfezionamento hanno fatto sì che i suoi princìpi potessero essere estesi a qualunque condizione clinica, indipendentemente dal tipo di malattia e dal contesto nel quale viene a trovarsi il paziente(1).
Per ottemperare alle indicazioni impartite dal Governo Italiano, molteplici Regione Italiane hanno aderito ai LEA pubblicando protocolli operativi per la gestione secondo PBM, talvolta attivando contestualmente alcuni pacchetti Day-Service per la diagnosi e la cura di stati di anemia sideropenica e ferrocarenza.
Molteplici Strutture Sanitaria Italiane hanno poi aderito a tali protocolli semplicemente adottando le determinazioni regionali, oppure creando appositi PDTA.
Lo scopo di questo lavoro consiste nell’analizzare la potenziale influenza di queste determinazioni sulla gestione aziendale del PBM e sul contenimento della Spesa Farmaceutica.
Tali riflessioni, prendono spunto dalla mia ultradecennale esperienza nel campo, e mi consentono di proporre scenari estremamente verosimili e realmente verificabili nelle più variegate strutture sanitarie italiane.
Compenso marziale ev nel Paziente chirurgico durante la fase di pre-ricovero
vs
emotrasfusione liberale.
Ripercussioni sulla pratica clinica e sul contenimento della spesa farmaceutica.
Considerazioni scaturenti dall’esperienza personale
INTRODUZIONE
MATERIALI E METODI
Immaginiamo di avere a disposizione un database che ci “racconti” la storia clinica di 5.000 pazienti, relativamente alle fasi del pre-ricovero, del ricovero, dell’intervento chirurgico e del periodo post-operatorio, riuscendo a valorizzare tutti i dati evidenziati nella tabella nr. 1:
TABELLA 1: Elenco dei dati analizzati
· Reparto di appartenenza
· Età
· Sesso
· Patologia
· Tipo di intervento chirurgico effettuato
· BMI
· Visita effettuata durante la fase del pre-ricovero presso l’Ambulatorio d Anestesia
· Esistenza di una condisione di anemia sideropenica o di uno stato di ferrocarenza
· Eventuale terapia ev con carbossimaltosio ferrico
· Valori di hb e ferritinemia nel periodo pre-operatorio
· Valori di Hb e ferritinemia nel periodo post-operatorio
· Eventuali trasfusioni ematiche effettuate nel periodo perioperatorio
· Numero di sacche di sangue utilizzate
Immaginiamo che:
circa un terzo dei pazienti analizzati (1.666) risultasse affett0 da AS o SFC (Hb <12gr./dl nella donna e <13 gr/dl nell’uomo; %SAT <15%; Ferritinemia <30ng/ml in assenza di flogosi e <200-300ng/ml in pazienti con PCR >5).
il 20% dei pazienti anemici (333 pz) transiti attraverso un Ambulatorio di Anestesia (AA) dedito, fra l’altro, alla gestione del PBM, e vengano in loco compensati mediante la somministrazione di carbossimaltosio ferrico (CF)
i rimanenti 1333 pz anemici, ricoverati presso i rispettivi reparti di degenza senza essere transitati dall’Ambulatorio di Anestesia in fase di pre-ricovero, non vengano sottoposti ad alcun tipo di terapia marziale pre-operatoria.
Immaginiamo ulteriormente che si realizzino le seguenti circostanze, e cioè che:
Solo l’1% dei 333 pazienti anemici transitati attraverso l’AA e trattati con somministrazione di CF (3 pz) venisse sottoposto a trasfusione di emazie concentrate durante l’intervento chirurgico a causa di un’emorragia intra-operatoria (1 sacca/ciascuno);
200 dei 1333 pazienti anemici non transitati presso l’AA e non trattati con terapia ev con CF venissero sottoposti a trasfusione di emazie concentrate tanto nel periodo intra quanto in quello post-operatorio, e che il numero complessivo di sacche di sangue utilizzate risultase pari a 300 unità;
999 risultasse il numero di fiale di CF utilizzate nell’AA.
Ipotizziamo, mutuando genericamente i dati riferibili ai tipi di pacchetti Day Hospital utilizzati nel tempo dallo scrivente, che, per trattare i pazienti presso l’Ambulatorio di Anestesia durante la fase di pre-ricovero, venissero utilizzati i Pacchetti Assistenziali più costosi fra quelli disponibili, le cui caratteristiche sono elencate nella Tabella 2:
166 PAC78
167 PAC79
TABELLA 2: Descrizione dei Pacchetti Day Service attivati dalla Regione Puglia per la gestione del PBM
PACC 78 (Terapeutico)
COSTO: € 170,00
CARATTERISTICHE: Utilizzabile fino a 4 somministrazioni di farmaco
ESAMI RICHIEDIBILI: Nessuno
PACC 79 (Diagnotico-Terapeutico)
COSTO: € 255,00
CARATTERISTICHE: Utilizzabile qualora sia necessario effettuate contestualmente diagnosi, terapia e controllo post.terapia marziale ev. alido fino a 4 somministrazoni di farmaco.
ESAMI RICHIEDIBILI: Dosaggio fattore X attivato, Ferritina, Ferro, Transferrina (capacità ferrolegante), Tempo di Protrombina, Tempo di Tromboplastina parziale, Fibrinogeno funzionale, Creatinina, Conteggio dei Reticolociti, Proteina reattiva C, Emocromo, Visiita generale.






Il prezzo di cessione del sangue e dei suoi emocomponenti fra le strutture pubbliche e private è stabilito dall’Accordo Governo, Stato e Province Autonome, sottoscritto il 17/06/2021, che fissa in € 188,50 il costo di una sacca di emazie concentrate.
A questa cifra deve essere aggiunto il costo relativo ad alcune indagini ematochimiche che obbligatoriamente devono essere effettuate su ciascuna sacca di sangue prima che questa venga assegnata al paziente (TABELLA 3).
Ciò fa si che il costo di una sacca di sangue possa variare da € 210.50, nel caso in cui si tratti di una unità di emazie successiva alla prima, assegnata ad un paziente Coombs negativo, fino a € 272,01 che è il costo di una prima sacca di sangue somministrabile ad un paziente Coombs positivo.
Immaginiamo che alcune problematiche di natura informatica ed organizzativa, non permettano di ricostruire il numero preciso di pazienti Coombs positivi e negativi, e che, di conseguenza, fosse possibile calcolare esclusivamente il range entro il quale è stata sicuramente circoscritta la spesa sostenuta per la trasfusione delle 300 sacche di sangue utilizzate (TABELLA 4).
l’analisi dei costi per paziente, dimostra che:
il trattamento degli stati di AS e degli SFC effettuata nell’AA risulta economicamente meno oneroso, e quindi maggiormente vantaggioso ai fini del contenimento della spesa farmaceutica rispetto all’utilizzo della trasfusione ematica effettuata al bisogno, tanto più quanto più si considerano, oltre ai vantaggi di natura amministrativa, anche e soprattutto quelli clinici da essa derivanti e l'ulteriore vantaggio economico da essi scaturenti (TABELLA 8);
Di contro, è altrettanto innegabile il fatto che, il maggior impegno economico relativo all’uso di sacche di sangue passa in secondo ordine, rispetto alle esigenze cliniche, nei casi in cui il ricorso alla emotrasfusione risulti indispensabile per il sostegno vitale del pz (es.: stabilizzazione di pazienti critici in shock ipovolemico da importante emorragia e riduzione del rischio di ictus cerebri ed IMA).
I dati contenuti nella Tabella 4 descrivono il range di spesa sostenibile per la gestione di 200 pazienti non sottoposti a compenso marziale durante il ricovero, risultato compreso fra un minimo di € 66,798,00 ed un massimo di € 79.769,00 a seconda che i pazienti fossero considerati tutti Coombs positivi o negativi.
Immaginiamo invece di calcolare, con dovizia di particolari, la spesa da sostenere per la utilizzazione dei PCB/PAC elencati in precedenza, e per la somministrazione delle 999 fiale di CF somministrate presso l’AA (TABELLA 5).


Sarà possibile ipotizzare un costo complessivo, sostenuto per l’utilizzazione dei singoli PAC, pari a € 70.805,00 e potremo quantizzare in € 114.578,03 il costo relativo all’acquisto delle 999 fiale di CF da utilizzare per il compenso del gap marziale. A questo importo andrà aggiunto il costo di 3 prime sacche di emazie di sangue, che ipotizzeremo essere state somministrate ad un soggetto Coombs positivo (€ 816,03), per una spesa complessiva pari a € 114.578,03.
Infine, ipotizziamo di calcolare quanto sarebbe potuto costare il trattamento con CF, presso i reparti di degenza, di tutti i pz non transitati attraverso L’AA e sottoposti a trasfusione nel periodo peri-operatorio (TABELLA 6).
DISCUSSIONE
Il calcolo è stato effettuato tenendo conto del fatto che, in base all’esperienza personale nella gestione dell’A.A., il consumo di fiale di CF da 500mg risulta essere pari, in media, a 3 fl/paziente.
La somministrazione di 600 fiale di Ferinject ai 200 pazienti sottoposti a trasfusione ematica, comporterebbe una spesa farmacologica complessiva pari a € 25.000,00.


Considerando il numero totale di pz transitati presso l’AA (333) e di quelli trattati con la “trasfusione liberale” di emazie concentrate (200), si può concludere che (TABELLA 7):
Il costo pro-capite da sostenere per il compenso del deficit marziale presso l’AA sarebbe pari a € 344,07;
Il costo per il trattamento dei pz chirurgici mediante “trasfusione liberale” potrebbe variare da € 333.99 ad € 398,84 (costo medio pro-capite pari ad € 366,415);
Il costo che si sosterrebbe per il trattamento dei 200 pz trasfusi con CF ev durante il ricovero risulterebbe pari a € 129,00 pro-capite.


CONCLUSIONI
Tempo di latenza fra la somministrazione di Carbossimaltosio ferrico e la comparsa dei benefici
Ai fini del completamento delle considerazioni conclusive, è opportuno fare un cenno al periodo di tempo minimo necessario affinchè gli effetti della somministrazione del CF, in termini di incremento dei valori di Hb, hct e numero di GR, possa palesarsi.
L’analisi puntuale di tutti i decorsi post-terapia marziale ev effettuati fino ad oggi presso l’AA da me gestito, mi ha consentito di appurare come, il periodo minimo necessario affinchè i benefici clinici del farmaco possano rendersi evidenti vari da un minimo di 15 giorni per pazienti con peso corporeo < 70kg, a circa 21 giorni in caso di peso corporeo >80-85kg.
Questo riscontro è giustificato dal rapporto che si crea fra le indicazioni dei dosaggi considerati congrui dalla casa farmaceutica e le tre fasce di peso stabilite dalla stessa (TABELLA 10).


La TABELLA 11 dimostra che la individuazione di un dosaggio fisso per fasce di peso corporeo molto ampie, comporta una notevole variabilità nella quantità di farmaco somministrata: infatti, se è vero che il dosaggio consigliato (15mg/kg) può essere ottenuto esclusivamente somministrando una fiala di carbossimaltosio ferrico da 500mg ad un soggetto con peso corporeo pari a 33 kg., è altrettanto vero che gli stessi 500mg iniettati ev ad un soggetto di 70kg corrispondono a soli 7,14mg di principio attivo per kg p.c..


Questa Tabella dimostra che la individuazione di un dosaggio fisso per fasce di peso corporeo molto ampie, comporta una notevole variabilità nella quantità di farmaco somministrata: infatti:
se è vero che il dosaggio consigliato (15mg/kg) può essere ottenuto esclusivamente somministrando una fiala di carbossimaltosio ferrico da 500mg ad un soggetto con peso corporeo pari a 33 kg.,
è altrettanto vero che gli stessi 500mg iniettati ev ad un soggetto di 70kg corrispondono a soli 7,14mg di principio attivo per kg p.c..
IMPORTANZA DEL RIPRISTINO DELL’ASSETTO MARZIALE NEL PAZIENTE RICOVERATO PRESSO REPARTI DI TERAPIA INTENSIVA
Tutto quanto fino ad ora evidenziato, alla luce dell’importanza dell’assetto marziale sulla omeostasi dell’intero organismo, deve essere considerato valido anche per tutti i pazienti ricoverati presso i reparti di Terapia Intensiva e Rianimazione, caratterizzati da esigenze metaboliche elevate.
Tale affermazione non può prescindere dal richiamo alla memoria di alcune note di fisiopatologia.
Abbiamo già discorso sul fatto che il nostro sistema biologico necessita di una produzione continua di energia, indispensabile affinchè ciascuna cellula possa mantenere il proprio stato di entropia, e sappiamo che questa è assicurata dalla produzione di ATP che può derivare tanto da Processi aerobici ossidativi, quanto da Processi anaerobici di fermentazione dell’Acido Lattico.
Nella respirazione aerobica, la produzione di energia è presieduta dal Ciclo di Krebs mediante il quale, tutte le cellule che utilizzano ossigeno nel processo di respirazione cellulare, sono in grado di generarla mediante il catabolismo di proteine, carboidrati e grassi.


Nel Ciclo di Krebs il ferro svolge un ruolo fondamentale, essendo alla base del funzionamento della ACONITASI, proteina catalizzatrice della conversione dell’ac. citrico in ac. isocitrico, capace altresì di regolare i livelli di ferro intracellulari, la cui produzione è inibita o attivata rispettivamente da incrementi o riduzioni delle esigenze metaboliche cellulari.
Composta da una sola catena proteica avvolta più e più volte su se stessa, nasconde al proprio interno un complesso ferro-zolfo necessario per la catalizzazione della reazione chimica appena citata.
In caso di riduzione dei livelli plasmatici di ferro, tale da impedire la rigenerazione del complesso ferro-zolfo, l’Aconitasi assume una forma più aperta, legandosi ad un tratto a forma di forcina dell’RNA messaggero che codifica per la produzione di ferritina, e ad altri 5 tratti dell’m-RNA stesso che codificano per la produzione della transferrina, trasformandosi nella “Proteina 1 Regolatrice del ferro”, il cui ruolo consiste nell’inibire l’incremento della formazione di ferritina, ed incrementare simultaneamente la produzione di transferrina necessaria per aumentare la captazione di ferro nel circolo ematico.
Tutto ciò è particolarmente importante nel paziente cardiopatico per il fatto che il miocardiocita contiene numerosi enzimi coinvolti nel metabolismo energetico ferro-dipendente, a sua volta caratterizzato da un elevato consumo di ossigeno, ed è dotato di un meccanismo di controllo della biodisponibilità di ferro molto rigoroso.
Esiste, a tale proposito, copiosa letteratura capace di dimostrare come pazienti non anemici, affetti da insufficienza cardiaca e carenti di ferro, trovino giovamento nel trattamento marziale, capace di migliorare i sintomi, la qualità di vita ed il numero di ospedalizzazioni.
Francesco Corradi, Ilaria Fischetti e Raffaele de Caterina (4), attraverso la manipolazione dietetica della disponibilità di ferro e lo studio di deiezioni e mutazioni miocardiocitico-specifiche dei geni che codificano le proteine di regolazione del metabolismo del ferro nei topi, hanno dimostrato come, indipendentemente dalla presenza o meno di uno stato di anemia, la carenza di ferro sia legata ad insorgenza di uno scompenso cardiaco e come questo possa essere prevenuto mediante la somministrazione di ferro.
Viceversa, qualora la carenza di ferro dovesse persistere e dovesse associarsi ad insulto ipossico, gli effetti sui miocardiociti verrebbero amplificati.
Partendo da tali presupposti, gli autori discutono sulla possibilità che la persistenza simultanea di una cardiopatia ischemica cronica e di uno stato di ferrocarenza in pazienti non anemici fosse in grado di aggravare l'insulto cardiaco, e che il ripristino dei livelli intracellulari di ferro possa avere un effetto benefico.


J. Inserte (5) ha dimostrato che un'insufficiente disponibilità di ferro nei topi, antecedente alla comparsa di un IMA, determina una maggiore estensione del focolaio ischemico, e che è stato possibile ridurre l'entità dei danni mediante la somministrazione endovenosa di ferro.
Viceversa, la somministrazione di ferro nel periodo post infartuale, è capace di migliorare la frazione di eiezione sistolica del ventricolo di sinistra, intervenendo nei processi di rimodellamento del focolaio di infarto.


Affinchè il Ciclo di Krebs possa svolgere regolarmente il proprio compito, è indispensabile che la ventilazione polmonare e l’apparato cardiocircolatorio funzionino in maniera regolare: infatti, il rifornimento di O2 e la rimozione di CO2 a cui presiede l’apparato respiratorio, l’ossigenazione alveolo-polmonare e il lavoro cardiaco necessario per la circolazione vascolare, sono alla base del trasporto dell’O2 a livello dei tessuti dove l’emoglobina se ne libera per cederlo ad essi.
Si calcola che una ventilazione alveolare di 4-7 lt/m’ assicuri dagli 850 ai 1500 ml/ O2/min, utili affinchè, attraverso la ossigenazione alveolo-capillare, il contenuto di sangue arterioso possa raggiungere i 20ml/dl, e che una gittata cardiaca compresa fra i 2,5 e i 4 lt/min/m2 consente di trasportare O2 fino ai tessuti periferici assicurando loro una disponibilità di O2 (DO2) sufficiente a far fronte alle esigenze di un metabolismo basale.
Qualora il paziente fosse affetto da patologie tali da comportare una riduzione della disponibilità di O2 rispetto al metabolismo cellulare basale, i tessuti incrementano l’estrazione di ossigeno dal sangue periferico, in maniera tale da preservare le esigenze metaboliche cellulari.
Ciò comporta il fatto che, fino a quando non si raggiunge un valore massimo, la VO2 rimane costante.
Solo qualora la DO2 dovesse ridursi in maniera tale da raggiungere livelli critici, la VO2 diminuirebbe, a testimonianza del fatto che la VO2 è regolata dalla DO2 e non dai bisogni metabolici di O2 dell’organismo.
Immagine creata dalla AI
Volendo tracciare l’identikit del paziente tipico di Terapia Intensiva, dobbiamo riferirci a soggetti caratterizzati da deficit critico di uno o più organi vitali, le cui funzioni necessitano di sostegno e supporto (ventilazione meccanica, Pacemaker, ecc.), e di tipo farmacologico (farmaci inotropi, cronotropi, ecc.), interessati, nel 90% dei casi, dalla comparsa di una importante riduzione dei valori di emoglobina che, solitamente, compare a partire dal terzo giorno di ricovero e persiste indipendentemente dal ricorso o meno alla trasfusione ematica ,che viene sistematicamente utilizzata nel momento in cui i valori di Hb scendono al di sotto di 7gr/dl, considerati come valore soglia limite.
Tale stato di anemia può trovare la propria origine nei due gruppi principali di cause elencati nella tabella nr. 13.
Immagine creata dalla AI


A tale proposito, la letteratura internazionale ci pone spunti di ragionamento relativi alla utilità dell'uso della trasfusione ematica in pazienti che non necessitino di stabilizzazione delle condizioni emodinamiche. Le linee guida per il ricorso alla trasfusione ematica emesse nel 2001 dalla British Committtee For Standards in Haematology (BCSH)(6) evidenziano il fatto che non esistono parametri univoci che siano in grado di indicare l'esistenza di una necessità improrogabile di trasfusione, essendo tale decisione la conseguenza della valutazione di numerosi parametri, fra i quali spiccano per importanza:
le cause dell'anemiala severità e la cronicità dell'anemia;
la capacità del paziente nel compensare l'anemia in maniera autonoma;
.la necessità di intervenire prima che si verifichi una condizione di ipossia tissutale irreversibile;
la valutazione dei rischi della trasfusione versus i benefici derivanti dalla stessa.
Le stesse linee guida stabiliscono che la trasfusione ematica è raramente indicata nel caso in cui i valori di hb fossero superiori a 10gr/dl, che la stessa è generalmente necessaria qualora i valori di hb risultassero inferiori a 7gr/dl, mentre tra 7 e 10gr/dl il rapporto fra disponibilità e consumo di ossigeno deve essere considerato d'aiuto per valutare il ricorso ad essa.
Detto ciò, la domanda che dobbiamo porci è se, ai fini della disponibilità di ossigeno da parte dell'organismo, sia più utile una condotta liberale o restrittiva rispetto all'uso della trasfusione ematica.
I dati scaturenti dall'analisi della letteratura sono ancora piuttosto controversi, anche se gli studiosi propendono maggiormente verso la inutilità o inefficacia della condotta liberale.


Sull'argomento, R.S. Roberson ed E.B. Guerreo(7) affermano che, ad eccezione di casi di shock emorragico o di IMA, qualora il paziente risulti emodinamicamente stabile, anche per valori di emoglobina =7 gr/dl, la trasfusione di emazie non influisce sulla disponibilità di ossigeno da parte dell'organismo, ed invitano pertanto i medici a non focalizzare la propria attenzione esclusivamente sulla concentrazione di hb, ma ha considerare l'utilizzo della trasfusione solo dopo aver attentamente stimato la volemia ed i parametri ventilatori del pz e la durata dello stato di anemia.


All’unisono. J.L. Carson e M.L. Terrin(8) sostengono che la strategia trasfusionale di tipo liberale non serve a ridurre la mortalità in pazienti anziani ad elevato rischio cardiovascolare.
Ed ancora, P.C. Herbert (9) asserisce che la strategia restrittiva della trasfusione di sangue è almeno altrettanto efficace e forse superiore ad una strategia di trasfusione liberale in pazienti critici, con la possibile eccezione di pazienti con infarto miocardico acuto ed angina instabile.


Ricordando che, secondo una risoluzione dell’Istituto Superiore di Sanità datata 2004(10), la decisione di trasfondere dipende soprattutto dalla valutazione clinica, considerando la capacità di aumento dell’output cardiaco e dell’estrazione di O2, le necessità metaboliche tissutali e il potenziale rischio di complicanze, ad eccezione delle situazioni di emergenza, e che la concentrazione di Hb rappresenta solo una delle variabili da considerare, ricordando che, in condizioni di normalità e pieno benessere, in un soggetto a riposo, non si verifica alcun deficit di ossigenazione periferica fino a quando l’hb non si riduce al di sotto di 50gr/lt, è opportuno sottolineare la possibilità di far ricorso a numerosi possibili interventi differenti dalla trasfusione di sangue, utilizzabili affinché il consumo di O2 non si alteri irrimediabilmente (TABELLA NR. 14).


Fra questi, dobbiamo ricordare l’importanza del ricorso all’uso della terapia marziale endovena, capace di contribuire in maniera determinante al mantenimento e/o al ripristino della omeostasi dell’ossigenazione cellulare.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il ricorso al trattamento degli SFC e/o AS effettuato nell’AA durante il pre-ricovero, usufruendo dei PAC messi a disposizione dalla Regione Puglia, risulta meno oneroso rispetto alla trasfusione ematica utilizzata all’occorrenza secondo esigenze chirurgiche, e i vantaggi che fornisce dal punto di vista clinico ed economico in termini di miglioramento dell’outcome del pz, miglioramento della qualità del post-operatorio e riduzione dei tempi di degenza, confrontati con gli svantaggi clinicamente rilevanti legati all’uso della trasfusione ematica, ne giustificano l’utilizzo e ne auspicano l’incentivazione.


Il compenso marziale effettuato nel periodo del pre-ricovero, a distanza di almeno 15-20 giorni rispetto alla data dell’intervento chirurgico, costituisce un espediente congruo affinchè gli effetti della somministrazione del farmaco possano palesarsi in termini di incremento dei valori di hb, hct e numero di GR, costituendo il Golden Goal da raggiungere.
Il ricorso alla terapia marziale ev effettuata durante il ricovero, a ridosso dell’intervento chirurgico, è indubbiamente valido dal punto di vista economico, ma risulta efficace esclusivamente in caso di valori di hb non inferiori a 10gr/dl e in quei casi nei quali sia possibile prevedere perdite ematiche intra-operatorie di lieve-media entità, verificandosi generalmente un incremento dei valori di hb ed hct non prima che siano trascorsi 15-20 giorni rispetto alla somministrazione dell’ultima fiala di CF e in rapporto al peso corporeo del paziente.
Risulta indubbiamente efficace, invece, dal punto di vista del contenimento della spesa farmaceutica, in quanto il costo di una fiala di CF da 500mg è notevolmente inferiore rispetto al costo di una sacca di emazie concentrate.
Considerata l’importanza dell’assetto marziale nella omeostasi dell’organismo, il compenso puntuale dei deficit di ferro è fortemente raccomandato in tutti i pazienti ricoverati presso i reparti di Terapia Intensiva e Rianimazione.
BIBLIOGRAFIA


